Apprendistato novità - Studio Rag. Mauro Lapini Consulente del lavoro

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Apprendistato novità

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APPRENDISTATO novità

16/11/2013 - Pubblicato in G.U. il decreto istruzione: previste novità per l'apprendistato
É stata pubblicata sulla G.U. n.264 dell'11 novembre la L. n.128 dell'8 novembre, di conversione del D.L. n.104/13, contenente misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca. La legge contiene, inoltre, le seguenti novità relative all’apprendistato e all’alternanza scuola-lavoro: le università potranno stipulare convenzioni con le imprese per promuovere l’esperienza lavorativa attraverso il contratto di apprendistato: tutto questo potrà determinare l'acquisizione fino a 60 crediti formativi. Le convenzioni dovranno individuare i percorsi, i corsi di studi interessati, le caratteristiche dei tutori, le verifiche e il riconoscimento dei crediti formativi; negli Istituti tecnici superiori sono previste forme di apprendistato con incentivazioni di natura finanziaria; nelle scuole superiori sono previste forme di alternanza scuola-lavoro negli ultimi due anni del ciclo di studi. I percorsi saranno attivati attraverso un decreto del Ministro dell’Istruzione, cui spetterà il compito di definire le tipologie delle imprese, i requisiti, il contenuto delle convenzioni, i diritti degli studenti, il numero delle ore di didattica e i criteri per il riconoscimento dei crediti formativi.


21/10/2013 - Formazione per gli apprendisti ecco le linee guida

Le Regioni hanno emanato le linee guida per la formazione riguardante gli apprendisti. In sintesi, sono previste 120 ore di formazione nell’arco di un triennio per gli apprendisti privi di titolo di studio o in possesso di licenza elementare o media; 80 ore, invece, per i possessori di diploma e 40 ore per i laureati, i diplomati con specializzazione e per i dottorati di ricerca.


03/10/2013 - Apprendistato: le novità dal 1° ottobre

Dal 1° ottobre il piano formativo individuale sarà obbligatorio solo per la formazione tecnico-professionale, quella cioè che i contratti collettivi consentono di svolgere contestualmente alla prestazione lavorativa. Quanto alla formazione di base e trasversale, questa sarà oggetto di offerta formativa pubblica resa disponibile dalle Regioni.


13/04/2013 - Somministrazione con contratto di apprendistato

L’art. 2, c. 3 del D.Lgs. n. 167/2011 (Testo Unico dell’apprendistato) ammette la possibilità, per i datori di lavoro, di ricorrere al contratto di apprendistato per il tramite di un’agenzia per il lavoro, impiegando indirettamente l’apprendista attra-verso un contratto di prestazione di lavoro somministrato. In tale ipotesi, la scelta del percorso formativo e dei suoi contenuti deve avvenire con riferimento alle disposizioni contrattuali del Ccnl dell’impresa utilizzatrice, pur restando in capo all’agenzia per il lavoro la scelta sui tempi e le modalità di ero-gazione della formazione.

16/11/2012 - Apprendisti e regime contributivo

L’Inps, con la circolare 2.11.2012, n. 128, ha illustrato le forme assicurative e il regime contributivo applicabile agli apprendisti dopo le novità introdotte dalla L. 92/2012 e dal D.L. 83/2012. Dal 1.01.2013, a seguito delle modifiche apportate dalla L. n. 92/2012, la quota di contribuzione a carico del datore di lavoro subirà un aggravio percentuale dell’1,61%, destinato al finanziamento dell’Aspi (Assicurazione Sociale per l’Impiego).

10/11/2012 - I costi degli apprendisti
Ora, ferma restando la contribuzione a carico dei lavoratori, che è sempre uguale al 5,84%, dal 1° gennaio 2013 quella a carico dei datori di lavoro sarà la seguente:
 1,61% per un triennio per i datori di lavoro dimensionati con un organico fino a nove unità che assumono apprendisti nel periodo 1° gennaio 2012-31 dicembre 2016;
 2,11% nel primo anno e 4,61% nel secondo anno per i datori di lavoro dimensionati fino a nove unità, che hanno assunto apprendisti entro il 31 dicembre 2011, fermo restando che a partire dal terzo anno sarà pari all’11,61%;
 11,61% per tutti i rapporti di apprendistato instaurati da datori di lavoro dimensionati oltre le nove unità;
 10% per tutti i rapporti di apprendistato stipulati per una qualificazione o riqualificazione professionale con lavoratori iscritti nelle liste di mobilità, secondo la previsione contenuta nell’art.7, co.4, del D.Lgs. n.167/11. Per tali rapporti, infatti, si applica la contribuzione specifica prevista, quale agevolazione, per l’assunzione dei soggetti in possesso di tale status.


26/04/2012 - Entra in vigore a pieno il nuovo testo unico sull'apprendistato
In base alle disposizioni del D. Lgs. n. 167/2011, con decorrenza dal 26 aprile, non sarà più possibile procedere all’assunzione utilizzando il contratto di apprendistato con le previgenti regole. Si segnala, in particolare, la triplice tipologia ora prevista, variabile per durata, finalità e regole, rivolta ai giovani nelle seguenti fasce di età: da 15 anni e fino al compimento dei 25 (per la qualifica e il diploma professionale) e da 18 e fino a 29 (divisa in “professionalizzante” e in “alta formazione e ricerca”). Per quanto riguarda in particolare l'apprendistato professionalizzante si ricorda che il ricorso a tale contratto è possibile solo nei settori/comparti in cui in cui le parti sociali hanno sottoscritto il relativo accordo in materia. Ricordo che se la formazione dell'apprendista finisce prima della scadenza naturale cessa anche l'apprendistato e decorrono pertanto i termini per il preavviso lo stabilisce il ministero  con nota 25014/2012. Dal 26 aprile 2012 la formazione può essere privata (obbligatoria) e pubblica (se offerta dalle regioni).

4/11/2011 - NUOVO APPRENDISTATO
E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo Testo Unico Apprendistato (D.Lgs. n. 167/2011). E’ entrato in vigore il 25/10/2011, tuttavia nei prossimi 6 mesi continueranno a trovare applicazione le precedenti discipline fino a quando la nuova normativa non sarà recepita dalla regione Toscana.
Il nuovo Testo unico affida alle parti sociali il compito di disciplinare nel dettaglio il contratto di apprendistato professionalizzante o di mestiere, limitando la competenza delle Regioni alla organizzazione di un monte ore di formazione base pari al massimo a 120 ore nel triennio. Alle Regioni compete invece la disciplina dei profili formativi dell'apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale (ex "diritto dovere"), così come la regolamentazione dei soli aspetti formativi dell'apprendistato di alta formazione e di ricerca.
Viene inoltre prevista la possibilità di assumere con contratto di apprendistato i lavoratori in mobilità. Salvo diverse interpretazioni di prassi che potranno essere emanate, si ritiene che anche questa possibilità divenga operativa decorsi 6 mesi dall'entrata in vigore del Testo Unico Apprendistato.


Nuovo Testo Unico sull'apprendistato (tratto da www.dlpmodena.it)
per approfondimenti visita sito http://www.fareapprendistato.it/

E’ stato pubblicato, sulla Gazzetta Ufficiale n.  236 del 10 ottobre 2011, il Decreto Legislativo 14 settembre 2011, n. 167, con il quale è stato riformato il contratto di apprendistato sulla base della delega contenuta nell'articolo 1, comma 30, della legge n. 247/2007 e nell’art. 46 della legge n. 183/2010. Il testo è stato emanato al termine di un iter procedimentale che ha visto coinvolte, a vario titolo, oltre alle Commissioni parlamentari a ciò deputate, le parti sociali e la conferenza Stato – Regioni.

Il provvedimento entrerà in vigore il 25 ottobre 2011.

Esso si compone di sette articoli dei quali, per un primo approccio conoscitivo, si riportano le cose essenziali:
1) il contratto di apprendistato è un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (art. 1, comma 1): fa eccezione il settore delle c.d. “attività stagionali”, per le quali la contrattazione collettiva può prevedere contratti a tempo determinato;
2) le organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative a livello nazionale disciplinano (art. 2) attraverso la contrattazione collettiva o accordi interconfederali disciplinano la tipologia contrattuale, nel rispetto di alcuni principi prefissati (forma scritta, patto di prova, piano formativo individuale, divieto di cottimo, inquadramento fino a due livelli inferiori a quello finale o pagamento della retribuzione in percentuale, presenza di un “tutor aziendale”, riconoscimento della qualifica professionale da far valere all’interno o all’esterno dell’azienda, registrazione della formazione sull’apposito libretto, possibilità di finanziamento dei percorsi formativi attraverso i fondi paritetici, possibilità di prolungare il periodo di formazione a seguito di assenze involontarie come la malattia o l’infortunio, divieto di recesso per le parti durante il periodo formativo, divieto di licenziamento, durante la formazione, se non per giusta causa o per giustificato motivo,  possibilità di recesso per entrambe le parti al termine del periodo formativo attraverso l’istituto del preavviso);
3) numero massimo di apprendisti assunti in contemporanea presso lo stesso datore di lavoro pari al 100% dei qualificati e degli specializzati in forza (chi non ha dipendenti o ne ha meno di tre ne può assumere fino a tre): per le imprese artigiane valgono i limiti previsti dalla legge n. 443/1985;
4) contratto di apprendistato per la qualifica e per il diploma professionale (art. 3): possono essere assunti con tale tipologia in tutti i settori per l’assolvimento dell’obbligo di istruzione o per il diploma professionale i giovani che abbiano compiuto i quindici anni e fino al compimento dei venticinque anni. La durata del contratto è stabilita sia in considerazione della qualifica che del diploma da conseguire: la componente formativa non può, in ogni caso superare il triennio o i quattro anni se il giovane deve conseguire un diploma professionale regionale. La regolamentazione è rimessa alle singole Regioni ed alle Province autonome di Trento e Bolzano, al termine di un iter procedimentale cui concorrono, a vari livelli d’intervento, sia la conferenza Stato – Regioni che le parti sociali. Vi sono alcuni criteri uniformi da seguire  tra i quali la previsione di un monte ore di formazione congruo ed il rinvio alla contrattazione di secondo livello per la determinazione, anche attraverso gli Enti bilaterali, delle modalità di erogazione della formazione;
5) contratto di apprendistato professionalizzante o contratto di mestiere (art. 4): è possibile in tutti i settori di attività pubblici e privati per i giovani compresi tra i diciotto e i ventinove anni (con anticipo ai diciassette per chi è in possesso  di una qualifica professionale conseguita ex D.L.vo n. 266/2005. La durata del periodo formativo, concordata in sede di pattuizione collettiva nazionale  va modulata sia in ragione dell’età che della qualifica da conseguire e per le aziende non artigiane non potrà superare i tre anni. Per quelle artigiane il limite è fissato a cinque anni. La formazione è svolta sotto la responsabilità dell’azienda ed è integrata, nel limite delle risorse pubbliche destinate, dall’offerta formativa interna od esterna all’impresa, finalizzata all’acquisizione delle competenze di base o trasversali per un monte ore complessivo di centoventi nel triennio, offerte e disciplinate dalla Regione o dalla Provincia Autonoma : per i contenuti occorre tenere conto dell’età del giovane , del titolo di studio e delle competenze già in suo possesso;
6) contratto di alta formazione e ricerca (art. 4): è possibile in tutti i settori produttivi pubblici e privati per i giovani di età compresa tra i diciotto ed i ventinove anni. Tale tipologia è finalizzata al conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore, di titoli di studio universitari o di alta formazione, compresi i dottorati di ricerca o la specializzazione tecnica superiore. Viene introdotta, altresì, la possibilità dell’apprendistato per i praticanti degli  studi professionali, previa disciplina dei singoli regolamenti dei vari ordini. La regolamentazione è rimessa alle Regioni ed alle Province Autonome sulla base di accordi con le associazioni datoriali e dei lavoratori, le Università ed altri Enti ed istituzioni di studio e ricerca: in carenza, i singoli datori di lavoro e le loro associazioni possono stipular accordi con le Università , gli istituti tecnici e professionali e le istituzioni formative e di ricerca, senza alcun onere per la finanza pubblica;
7) repertorio delle professioni (art. 6): ne viene ribadita l’istituzione alfine di rendere omogenei i vari profili professionali e gli stessi standard formativi;
8) il datore di lavoro (art. 7, comma 1)che non impartisce formazione (ovviamente, nel caso in cui la carenza della stessa sia a lui imputabile) è tenuto a pagare la differenza contributiva tra quanto già erogato e il livello che avrebbe dovuto raggiungere il lavoratore al termine della formazione, maggiorato del 100%. Se il periodo formativo non si è concluso l’ispettore del lavoro che ha riscontrato un inadempimento formativo, emette un provvedimento di disposizione ex art. 14 del D.L.vo n. 124/2004, assegnando un congruo periodo per l’ottemperanza;
9) una serie di violazioni  (art. 7, comma 2) delle disposizioni della contrattazione collettiva riferite ai principi enunciati dall’art. 2, comma 1, lettere a), b), c) e d) tra le quali, ad esempio, la mancanza di forma scritta, il divieto di cottimo, o la carenza del “tutor”, sono punite in via amministrativa con una sanzione compresa tra 100 e 600 euro, per ogni singola violazione (in caso di recidiva l’importo è compreso, tra 300 e 1500 euro). E’ ammesso l’istituto della diffida ex art. 13 del D.L.vo n. 124/2004 (come modificato dall’art. 33 della legge n. 183/2010) con il pagamento della sanzione in misura minima;
10) gli apprendisti (art. 7, comma 3) non rientrano nel computo dei limiti numerici previsti da leggi o contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative ed istituti (ad esempio, legge n. 68/1999 per il collocamento dei disabili): l’eccezione deve essere prevista specificatamente dalla legge (ad esempio, art. 1, comma 1, della legge n. 223/1991 per il computo della base di calcolo per intervento della CIGS) o dal contratto collettivo;
11) i lavoratori iscritti nelle liste di mobilità (art. 7, comma 4) con o senza indennità possono essere assunti (non c’è un limite massimo di età) con contratto di apprendistato finalizzato alla loro qualificazione o riqualificazione professionale. Per essi, a differenza della normativa generale che prevede un contributo per il periodo formativo pari al 10% (1,5% e 3% per i datori di lavoro che occupano fino a nove dipendenti),si applica il regime “agevolativo” speciale, previsto dagli articoli 8, comma 4 e 25, comma 9, della legge n. 223/1991. Esso consiste nella contribuzione pari al 10% per un periodo di diciotto mesi e nel 50% dell’indennità di mobilità (se dovuta al lavoratore) per un massimo di dodici mesi;
12) La legge n. 25/1955, gli articoli 21 e 22 della legge n. 56/1987, l’art. 16 della legge n. 196/1997 e gli articoli da 47 a 53 del D.L.vo n. 276/2003 sono abrogati (art. 7, comma 6) a partire dalla data di entrata in vigore del Decreto Legislativo: tuttavia, nelle Regioni e nei settori in cui non è immediatamente operativa la disciplina prevista dallo stesso Decreto, le norme abrogate continuano a trovare applicazione per un massimo di sei mesi (art. 7, comma 7);
13) L’apprendistato professionalizzante e quello di alta formazione nel settore del pubblico impiego non è immediata (art. 7, comma 8), in quanto la disciplina del reclutamento e dell’accesso dovrà essere definita con un DPCM, su proposta del Ministro della Funzione Pubblica, del Ministro del Lavoro “di concerto” con quello dell’Economia, sentite le parti sociali e la Conferenza unificata: tutto questo, entro dodici mesi;
14) I benefici contributivi per l’apprendistato (art. 7, comma 9) restano gli stessi e sono mantenuti per un anno dopo il “consolidamento” del rapporto, al termine del periodo formativo: ciò non riguarda i lavoratori in mobilità assunti con rapporto di apprendistato;
15) I datori di lavoro con sedi in più Regioni possono fare riferimento al percorso formativo della regione in cui insiste la sede legale e possono accentrare le comunicazioni al centro per l’impiego, previste dai commi 1180 e seguenti, dell’art. 1 della legge n. 296/2006;
16) Restano ferme le competenze delle Regioni a Statuto speciale e delle Province Autonome di Trento e Bolzano.


Studio Rag. Mauro Lapini
consulente del lavoro
via 4 novembre 23
50028 Tavarnelle Val di Pesa (Fi)
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